Blupum


Corso Botta 38
10015 - Ivrea (TO)
: +39 333 3146158
:
: [email protected]

Cibo
Atmosfera
Servizio
Qualità/prezzo

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Dopo tanto rumore, abbiamo fatto visita al Ristorante Blupum di Ivrea. Un concept completamente nuovo per il maestro Davide Scabin, che si rifà all’indimenticabile trattoria Al Combal di Almese. Blupum, che in piemontese significa “Blu mela“, sta ad indicare qualcosa di strano, insolito e sorprendente, come il colore blu mela in tutta la sua astrattezza. A sorprendere sarà la cucina, che ripropone piatti semplici della tradizione italiana e piemontese, ma realizzati con quella perizia che solo un grande maestro può avere.

Il Blupum si trova nel centro di Ivrea, ed è affiancato da un comodissimo e ampio posteggio. Appena entrati, al pian terreno, si trova la “Drogheria“: uno spazio multi-funzionale dove i clienti potranno acquistare dagli scaffali materie prime selezionate, portare a casa i piatti della Trattoria dal banco del Take-away, degustare panini gourmet o street-food selezionato o, a partire dal tardo pomeriggio, sorseggiare un aperitivo con i classici cocktail, anche in caraffa, accompagnati da squisite proposte della casa.
Per raggiungere la Trattoria del Blupum bisogna scendere al piano inferiore. La sala è disposta su due lunghi corridoi, uno più largo ed uno più stretto. I tavoli sono sufficientemente ampi e ben distanziati, e le sedie confortevoli. Il servizio vuole essere formalmente informale, concedetemi il gioco di parole.

La carta è corta e si compone di 3 antipasti, 3 primi, 3 secondi, degustazione di formaggi e circa 4 dessert. Per i più “curiosi” sono disponibili anche due menù degustazione, ma sono vincolanti per tutto il tavolo.

Lo chef propone una curiosa amuse-bouche, a pagamento, chiamata “La tazzina di Magna Gina“. Un “cappuccino” di tonno e fagioli con crema di latte. L’unico colpo di estro che vi sarà concesso nel menù.
Proseguiamo con lo Gnocco fritto e la selezione di salumi, e la Trota salmonata confit con panna acida ed erba cipollina. Qualità di prodotto e di realizzazione indiscutibili, ma nel menù c’è qualche “omissis”. Ad esempio non indicano che la trota salmonata sarà accompagnata da abbondante insalata, quasi fosse la protagonista del piatto.
Sui primi la scelta è limitata tra gli spaghetti Monograno Felicetti alle vongole, i ravioli di gallinella di mare con broccoli e scarola, e la crema di porri con porcini.
Non c’è nulla che ci faccia sobbalzare dalla sedia, quindi ripieghiamo su un “sempreverde” come gli Spaghetti alle vongole.
Arrivano in tavola direttamente nel tegame Le Creuset, in porzioni abbondanti, tanto che nel tegame rimane la dose per un godurioso bis.
Il Monograno Felicetti è sempre una festa per gli amanti della pasta: servita al dente, bella, “lucida”, mantecata ad hoc! Il piatto era forse un po’ troppo sapido, questo sì, ma ci ha dato comunque grandi soddisfazioni.

Le porzioni sono molto abbondanti (ed è anche indicato nel menù, per la serie, “vi abbiamo avvisato..!”) e non c’è più spazio per il secondo.
La scelta comunque sarebbe stata tra il Coniglio all’erbaluce di Caluso con patate al rosmarino, Bollito di vitellone con salse e mostarda di frutta e Tagliata di melanzana con composta di pomodori (ma al maestro Scabin non piacciono le melanzane… come mai le ritroviamo in carta?!?). Sicuramente sarebbero stati eseguiti con maestria, ma non ci solleticavano il palato. Un piatto di pesce, o anche “solo” uno stracotto, sarebbero stati sicuramente più apprezzati.

Accompagnamo la cena con un Hofstätter de Vite del Trentino, molto aromatico.

Chiudiamo con un ottimo dessert, e la scelta ricade su un classico come il Tiramisu ed una Sfogliatella alle mele con uvetta su crema inglese. Buono e abbondante, ma scolastico. Lo zabajone era in carta, ma mancava il fornelletto e non era quindi disponibile.

Il caffè è servito nel vetro, e la miscela è molto forte e intensa.

Alla fine il bilancio è positivo solo per metà. L’ambiente è piacevole, il personale di sala è disponibile ma troppo distratto e “acerbo”, il cibo è semplice e genuino, ma forse un po’ troppo “semplice”. È una risorsa per il canavese, ma troppo distante per i torinesi. È uno di quei posti dove ritorneresti spesso e volentieri, ma la carta è troppo corta e se non cambia con frequenza diventa monotono, ed è un po’ troppo caro per quello che offre. Un percorso completo per due persone, alla carta, con una bottiglia di vino, viene intorno ai 70€ a testa. Un po’ troppo per potersi definire “trattoria”!

  • Cucina
  • Servizio
  • Location
  • Qualità/prezzo
2.8

Cosa ne pensano gli utenti di


Torino, Italia
Valutazione: 2/5
cena troppo cara
. porzioni minime e prezzi alti .. abbinamenti piatti strani ..si va via avendo ancora fame .. non consigliato...Leggi la recensione completaLeggi tutte le recensioni


Strambino, Italia
Valutazione: 5/5
alla fine poi non è nemmeno il più costoso, dai
ci ho mangiato uno dei migliori cinghiali della mia vita se si cerca un ristorante dove venga posta attenzione per il cibo questo è il posto al piano superiore c'è la gastronomia, in vedita ci sono...Leggi la recensione completaLeggi tutte le recensioni


Valutazione: 5/5
Cena ottima
Tutto molto curato nei minimi particolari molto pulito il personale e gentilissimo la cucina e varia e ottima lo consiglio a tutti molto elegante...Leggi la recensione completaLeggi tutte le recensioni

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